Martino il pescatore (incipit)

 

La notte era stata particolarmente agitata, ma fruttuosa quasi per tutti. Il vento si era calmato e i pescherecci stavano rientrando. Una piccola folla si accalcava vicino agli ormeggi per accaparrarsi il pesce migliore, prima che fosse portato nelle pescherie. Le barche più piccole non si erano allontanate troppo dal porticciolo. Erano rientrate da un pezzo e avevano attraccato al vecchio molo. Lì era già iniziata la vendita al dettaglio. La gente del posto preferiva rivolgersi a questi piccoli pescatori, quelli che uscivano ancora con un gozzo di legno. Su una di queste barche, un po’ in disparte dalle altre, sedeva Martino. La pelle bruciata dal sole non poteva nascondere i profondi occhi verdi e quel che restava dei capelli, che un tempo erano stati biondissimi.

Ormai era uno del posto. Persino i suoi ricordi si limitavano alla permanenza in quello scorcio di paradiso. Al di là di una lieve inflessione, null’altro lasciava trasparire traccia delle sue origini. A chi gli chiedeva da dove venisse, rispondeva con un sorriso disarmante: “da qualche parte laggiù” e fissava il mare. Poi indicava la rupe e aggiungeva: “ora questa è casa mia” 

Frequentava solo la gente del porto e usciva raramente. Non aveva mai amato andare in giro per il paese e, soprattutto ora che si era convinto che qualcuno lo seguisse, preferiva rintanarsi nel basso che lo ospitava da tanti, tantissimi anni.

Era davvero un piccolo rifugio: una sola stanza, che fungeva da cucina e camera da letto, e un bagnetto, la cui porta era  nascosta da uno scaffale in  legno di  castagno. Il mobile era un regalo a cui era particolarmente legato. Quando sistemava i libri, sembrava presiedesse ad un rito religioso. Li spostava come se fossero reliquie. Un ripiano era interamente riservato alle riviste. Di tanto in tanto ne sfogliava qualcuna e la sua mente, come per magia, fluiva all’indietro. Era il 1955. Camminando lungo la stradina che conduceva alla marina, si era fermato ad osservare una falegnameria. La sua attenzione era stata catturata  da un angolo ricoperto di trucioli. Per alcuni istanti era rimasto come incantato. Il pavimento gli sembrava un mare dorato. No, forse i trucioli somigliavano di più  ai  boccoli biondi di sua madre.  Aveva ripensato al suo sorriso. Gli era sembrato di sentire  quell’ intenso profumo di acqua di rose che le aleggiava sempre intorno.

 

Tratto da: La voce dei gabbiani, L’ArgoLibro, Agropoli 2018

 

 

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Fonte dell’immagine in evidenza: https://www.pexels.com

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